Per oltre cinque secoli Simonetta Cattaneo Vespucci è stata ricordata come la donna più bella del Rinascimento, la musa di Sandro Botticelli, la Venere ideale della Nascita di Venere e della Primavera. La storiografia tradizionale racconta una vicenda romantica: una giovane nobildonna morta prematuramente di tisi nel 1476, pianta da Lorenzo il Magnifico, da Giuliano de’ Medici e da tutta Firenze.

Dietro il volto malinconico della dea, universalmente riconosciuto in quello di Simonetta Cattaneo Vespucci, musa di artisti e poeti morta tragicamente a soli 23 anni nel 1476, potrebbe celarsi un oscuro e violento segreto di Stato.

Questa drammatica tesi è stata recentemente portata alla luce e ampiamente argomentata dalla scrittrice e studiosa Giovanna Strano. Attraverso le sue ricerche confluite nel saggio Il ritratto allegorico di Simonetta Cattaneo Vespucci e nel romanzo storico La Diva Simonetta – la sans par (le cui tesi e presentazioni sono dettagliate sul sito ufficiale dell’autrice giovannastrano.it), la studiosa propone una rilettura di questa figura iconica. Lungi dall’essere unicamente un’eterea musa idealizzata, Simonetta emerge come una vittima sacrificale consumata dalle conseguenze fisiche e psicologiche di una violenza sessuale subita da Alfonso d’Aragona, duca di Calabria e futuro re di Napoli.

Questo filone di studi e la rilettura storica proposta da Giovanna Strano stanno trovando una grandissima risonanza mediatica, catturando l’attenzione di importanti testate nazionali e internazionali. Tra queste spiccano il prestigioso quotidiano britannico The Times di Londra (che ha dedicato un ampio spazio alla vicenda con un’intervista all’autrice in merito al mistero della morte della musa risolto dopo 550 anni) e SkyTG24, a conferma di come il dramma di Simonetta continui a scuotere e interrogare la coscienza e la storia dell’arte contemporanea.

Ecco le ragioni, i documenti storici e le prove testuali che sostengono questa tesi.

 Il profilo dell’aggressore: Alfonso d’Aragona, «il guercio» violento

Alfonso d’Aragona (1448-1495) non era un corteggiatore cortese. I documenti d’archivio lo descrivono come un uomo torbido e brutale. Soprannominato «il guercio» per la perdita dell’occhio sinistro, fu definito dai contemporanei come un personaggio «violento e crudele» e soprannominato «il dio della carne».

A confermare la sua indole predatrice e incline all’abuso è lo stesso Philippe de Commynes, celebre diplomatico di Luigi XI, che nei suoi Memoires scrive senza mezzi termini:

«Nul home n’a estè plus cruel que luy ne plus vicieux et plus infecte […] tout deux [Alfonso e suo figlio] ony pris à force plusieures femmes» («Nessun uomo fu più crudele di lui, né più vizioso e infetto… entrambi presero con la forza diverse donne»).

L’ossessione di Alfonso d’Aragona è documentata nel testo che ricorda anzitutto che il nobile si invaghì profondamente della moglie di Marco Vespucci.

La testimonianza di Tommaso Sardi

Nel suo Commento all’Anima peregrina, Sardi spiega senza ambiguità il significato dei versi.

Scrive che Alfonso, giunto a Firenze, «intendendo le bellezze di costei se ne innamorò» e aggiunge che fu «dal dardo e volto bellissimo e dalla sua onestà e gentilezza percosso» al punto da dedicare ogni energia a conquistarla.

La parola decisiva è però un’altra: «pose ogni ingegno a scoprire il suo amore a costei».

Non si tratta semplicemente di un amore platonico. L’espressione suggerisce un’iniziativa insistente, una volontà di ottenere il favore della giovane donna.

Tommaso Sardi rievoca un incontro tra il duca e Simonetta avvenuto di sera, approfittando del fatto che la dimora dei Vespucci confinasse con il fiume Arno.

Sardi scrive nei suoi versi:

«Che tanto in quello, larcho et suo saetta / che poi fu re et hor perde el suo regno, / si lo percosse che tife’ barchetta. / Donde ne nacque poi, quel giusto sdegno / Che tanto t’atristì che morte venne / E scolorì al mondo el bel disegno.»

Nel commentare l’espressione «che ti fe’ barchetta», Sardi spiega che, in una calda sera d’estate, il duca e Simonetta entrarono nell’acqua dell’Arno per rinfrescarsi. Subito dopo, il frate aggiunge una chiosa sibillina: «Qui si dice che la fe’ barchetta – moralizza tu lectore».

Come evidenziato negli studi di Giovanna Strano, sebbene Sardi cerchi di edulcorare l’episodio sostenendo che Simonetta si fosse semplicemente «intristita» a causa del conseguente «giusto sdegno» (la rabbia) del marito Marco Vespucci per l’offesa subita, la formula «moralizza tu lectore» unita alla nota brutalità di Alfonso d’Aragona lascia chiaramente trasparire un atto di sopraffazione fisica consumato con la forza nelle acque del fiume.

Lo sdegno del marito e il declino fatale di Simonetta

Nel contesto della Firenze del Quattrocento, l’onore coniugale era un valore assoluto. Come ricorda lo storico G. Pieraccini, «il marito offeso nell’onore coniugale doveva riparare il torto uccidendo la moglie».

Marco Vespucci, tuttavia, non uccise Simonetta, ma manifestò un «fisso sdegno» così profondo e implacabile da gettare la giovane donna in uno stato di prostrazione assoluta. I versi del Sardi mettono in risalto il nesso causale tra l’evento e la fine prematura di Simonetta: lo sdegno del marito fu tale che «morte venne in lei et scolorì al mondo el bel disegno» (ovvero, spense la sua leggendaria bellezza).

La tesi dello stupro, ampiamente approfondita dalla Strano sia nel suo saggio critico sia nella narrazione psicologica de La Diva Simonetta, fornisce una spiegazione medica e clinica coerente con il dramma umano: il trauma della violenza subita da un uomo potente e protetto dallo Stato, unito all’ostracismo e al disprezzo sociale del marito, avrebbe consumato rapidamente la giovane, portandola alla morte a soli 23 anni sotto la diagnosi ufficiale, ma all’epoca definita già «dubbiosa», di tisi o malattia improvvisa.

Il silenzio complice della politica e la vendetta dei Vespucci

Se violenza vi fu, perché non venne denunciata? La risposta risiede nella cinica ragion di Stato dell’epoca. Lorenzo il Magnifico aveva assoluto bisogno dell’alleanza con il duca di Calabria per contrastare le minacce esterne a Firenze. Non a caso, nella Raccolta aragonese del 1477, Lorenzo inserì all’inizio i suoi sonetti dedicati a Simonetta proprio come «captatio benevolentiae nei confronti degli Aragonesi». Simonetta era, di fatto, una pedina di scambio diplomatico sacrificata sull’altare della geopolitica medicea.

I Vespucci, impossibilitati a chiedere giustizia pubblicamente contro il potentissimo duca di Calabria o contro la linea diplomatica dei Medici, scelsero la via del silenzio e della vendetta sotterranea. Pur non sollevando obiezioni formali nell’immediato, la famiglia Vespucci, subito dopo la morte di Simonetta, «cominciò ad accostarsi ai Pazzi», la famiglia che di lì a poco (nel 1478) avrebbe ordito la celebre congiura per eliminare i Medici.

 Conclusioni

Grazie alla ricostruzione storica e letteraria promossa da Giovanna Strano, la figura di Simonetta Cattaneo Vespucci viene restituita alla storia nella sua complessità tragica. La Venere che sorge dalle acque nel capolavoro di Botticelli acquisisce così una nuova sfumatura espressiva: non più solo l’esaltazione di un astratto ideale platonico, bensì l’eterno, malinconico tributo a una delle più celebri e silenziate vittime di violenza e complicità politica del Rinascimento mediceo.

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Informazioni sull'autore

Dirigente scolastico, giornalista pubblicista, scrittrice, dirige un istituto di istruzione secondaria superiore con indirizzi artistici, tecnici e professionali.
Svolge funzioni ispettive nelle scuole statali e paritarie, è impegnata da molti anni nella formazione di figure apicali e dirigenziali della scuola, collabora con riviste specializzate del mondo educativo.
Per Edizioni Simone, Euroedizioni e Strige Edizioni ha pubblicato manuali di preparazione dei dirigenti scolastici e dei docenti.
Scrive su riviste di attualità, come il mensile “Bella Magazine”, “Così” e altre testate giornalistiche, con contributi inerenti all’ambito educativo, formativo e artistico.
Appassionata di arti figurative è curatrice scientifica della Mostra “Van Gogh Multimedia Experience” nelle edizioni di Monreale, Venezia, Torino, Parma, Palermo, Napoli.
Nell’ambito della scrittura creativa è autrice di numerose opere letterarie di vario genere, che hanno riscosso consensi e riconoscimenti.
Ha pubblicato i romanzi “Vincent in Love – il lavoro dell’anima” edito da Cairo 2017, “La Diva Simonetta – la sans par” AIEP Editore 2018, il romanzo Fantasy “Il bianco gelsomino – non esistono amori impossibili” Delos Digital 2020, “Parlami in silenzio Modì” AIEP Editore 2020, “Lo specchio delle stelle” Nuova Ipsa Editore 2021, “Il diavolo sulla quarta corda – Nicolò Paganini e il suo Cannone” Soncini Editore 2021 vincitore del premio Scala dei Turchi, “I fantasmi di Dioniso – Mario Tommaso Gargallo e il sogno del Teatro Classico a Siracusa” Morellini Editore 2021, “Ho ucciso Andy Warhol” Soncini Editore 2023 distribuito in abbinamento alla Gazzetta di Parma. Ultima pubblicazione nel 2025 “Vermeer, il tempo perduto” Morellini editore.

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