La ninfa Simonetta nelle “Stanze” di Poliziano


Simonetta Cattaneo, musa del Rinascimento, ha ispirato opere artistiche e letterarie del suo tempo, ma anche delle generazioni future, e ancora oggi rappresenta un’icona di bellezza imperitura.
La sua breve vita è costellata da eventi rimasti indelebili nelle cronache fiorentine, ma anche in opere d’arte immortali che adornano i musei del mondo.
Tra i letterati contemporanei a Simonetta, che ne descrivono la figura soave in componimenti dell’età laurenziana, mentre ancora la donna è in vita, vi è Angelo Poliziano (1454-1494) che giunge a Firenze all’età di dieci anni e frequenta gli ambienti colti della città, avendo tra i suoi maestri anche Marsilio Ficino.
Il 28 gennaio 1475 è una data importante per Firenze, in quanto Simonetta compie 22 anni. Giovane e bella è elemento di spicco della corte di Lorenzo il Magnifico. Nonostante sia sposata a Marco Vespucci la sua esistenza è attraversata da un sentimento puro: l’amore che la lega a Giuliano de’ Medici, dal quale è profondamente ricambiata.
La data del suo compleanno viene scelta per lo svolgimento della Giostra dedicata a Giuliano, che si svolge in piazza Santa Croce. I due giovani sono al centro dell’attenzione e Giuliano, vincitore della Giostra, dedicherà la vittoria alla sua amata.
A Sandro Botticelli viene commissionato lo stendardo per Giuliano che raffigura Simonetta nelle vesti allegoriche di Venere, ai cui piedi vi è Cupido incatenato. Il motto “la san par” figura sullo stendardo, essendo stato scelto personalmente da Lorenzo. Lo stendardo è andato perduto, ma è opinione condivisa tra gli studiosi che queste immagini derivino tutte dallo stendardo dipinto dal Botticelli per Giuliano de’ Medici in occasione della Giostra celebrata a Santa Croce, in Firenze nel 1475.


Alla bottega del Verrocchio è commissionato un elmo di squisita fattura che rappresenta il premio per la Giostra, offerto al vincitore da Simonetta.

Ad Angelo Poliziano viene dato l’incarico di narrare gli eventi legati alla Giostra di Giuliano.

Nell’opera Giuliano è Julio e Simonetta è una bellissima ninfa.

Il primo libro è composto da 125 stanze. Narra di Julio, un giovane bello e coraggioso dedito alla caccia, noncurante dell’amore.

Cupido, risentito da tale atteggiamento, decide di vendicarsi e un giorno gli fa apparire una splendida cerva che, nel momento dell’inseguimento, si trasforma in una splendida ninfa.

Giulio è colpito dalla freccia di Cupido si innamora perdutamente.

La madre di Julio, Venere, per assicurarsi che il figlio sia ricambiato, lo informa della necessità di mostrare la sua abilità combattendo in un torneo e vincendolo.

Poliziano descrive la ninfa non soltanto come dotata di bellezza ma anche di qualità intellettuali e morali di alto valore.

Nel momento in cui i due giovani si incontrano la ninfa è intenta a intrecciare ghirlande. Quando la giovane si accorge di Julio si spaventa e raccoglie i fiori in grembo.



Nella descrizione di questo momento traspare la figura che poi prenderà forma nella Primavera del Botticelli, dove la Primavera incede leggera e sorridente su un prato fiorito.

Il poema si interrompe a causa della morte prematura di Simonetta Cattaneo, che letterati, artisti e cittadini fiorentini rievocheranno per lungo tempo.

 

Brano tratto dal romanzo “La Diva Simonetta – la sans par” di Giovanna Strano. 
“Lo stesso Poliziano fu invitato a declamare i versi e, po­stosi al centro della sala, si rivolse apertamente alla dama Simonetta seduta in posizione centrale, mentre Giuliano stava in piedi sul retro, ascoltando con compiacimento:

 

«Candida è ella, e candida la vesta,
ma pur di rose e fior dipinta e d’erba;

lo inanellato crin dall’aurea testa

scende in la fronte umilmente superba.
Rideli a torno tutta la foresta,
e quanto può suo cure disacerba;
nell’atto regalmente è mansueta,
e pur col ciglio le tempeste acqueta
».
Nel componimento il protagonista Julio era un cavaliere senza macchia e senza paura che, trafitto da una freccia di Cupido, si innamorava di una giovane ninfa che, pur nella sua leggiadria, personificava l’amore terreno.
I versi, accompagnati dal suono di un clavicembalo, furono accolti con gioia dagli invitati in casa Medici.
Alla fine della declamazione Giuliano non poté fare a meno di spingersi al centro della sala e, inginocchiatosi ai piedi della dama, disse allargando un braccio come per presentarla al pubblico:

«La Diva Simonetta» tutti applaudirono gioiosi mentre Giuliano, presala per mano, la invito ad aprire le danze.
La giovane donna, felice, si abbandonò tra le braccia del suo innamorato e danzò pensando di calpestare un prato fiorito e di ruotare intorno a un cielo limpido, dove farfalle svolazzanti riempivano l’aria di leggiadria e odore di fiori.
Ma presto la nube che malvagia si intravedeva all’orizzonte giunse a turbare quella quiete e quell’armonia, e non era solo una nube primaverile che avrebbe portato un breve acquazzone, utile a far rifiorire le corolle e i petali spumeggianti della primavera.
Lo strale preannunciava un duro inverno.”

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