La fioritura della vita
 

I fiori sono i soggetti delle nature morte che maggiormente affascinano il pittore, con le svariate possibilità di mescolanza dei colori, di accostamento di tinte e riflessi, al fine di mettere a nudo quella che è la natura delle cose, che si mostrano a noi attraverso la risultanza di fasci di luce dello spettro visivo che l’artista analizza a fondo.

  

 

 

 

 

Natura morta: vaso con quindici girasoli, 1888, Arles, London National Gallery

   

 

 

 

        

“Nellʼamore così come in tutta la natura cʼè un appassire e un rifiorire, ma non una morte definitiva. La marea si alza o si abbassa, ma il mare resta il mare. E nellʼamore, che sia per una donna o per lʼarte, ci sono momenti di sfinimento e debolezza, ma non un disincanto duraturo” Lettera di Vincent a Theo, LʼAia, domenica 11 febbraio 1883

 

 

 

 

 

 

 

Vaso con Iris con sfondo giallo, 1890, Saint-Rèmy, Amsterdam Van Gogh Museum

«Ora devo anche dirti che la mostra degli Indipendenti è aperta e che in essa ci sono i tuoi due dipinti, "Gli iris" e la “Notte stellata”. Quest'ultimo è mal posto, poiché non è possibile posizionarsi  abbastanza lontano, perchè la stanza è molto stretta, ma l'altro si vede estremamente bene. L'hanno messo sul lato più stretto della stanza e ti colpisce da molto lontano. È uno studio raffinato, pieno di aria e vita. 

Ci sono alcuni Lautrec che appaiono molto bene, tra cui una palla al Moulin de la Galette che è gradevole. Si possono inviare solo due dipinti ciascuno, perché la mostra si svolge in locali molto più piccoli di dove si trovava finora. Seurat ha alcuni mari, Signac due paesaggi. C'è anche un dipinto di Hayet, l'amico di Lucien Pissarro: Place de la Concorde la sera con le carrozze, le luci a gas, ecc. È un po' come quella pittura dei bicchieri di Seurat, ma più armoniosa.

Stiamo molto bene, non tossisco più e mi sento più robusto. Anche Jo sta bene, si comincia a vedere che è incinta, ma non le dà ancora fastidio.» 

Lettera di Theo van Gogh a Vincent van Gogh, Parigi, giovedì 5 settembre 1889 

 

 

 

 

 

 

 

Fritillarie in un vaso tondo, 1887, Parigi Museo d'Orsay









 

 

«Mio caro Theo,

Molte grazie per la tua lettera e per la nota da 50 franchi che conteneva. Certamente, non è impossibile che nostra sorella venga più tardi e viva con noi. Per quanto riguarda il gusto, è un buon segno che le piaccia la scultura; questo mi ha fatto davvero piacere.

La pittura come è ora promette di diventare più sottile - più musica e meno scultura - infatti, promette colore. Finché mantiene questa promessa.

I girasoli stanno progredendo; c'è un nuovo mazzo di 14 fiori su uno sfondo verde-giallo, quindi è esattamente lo stesso effetto - ma nel formato più grande, come una natura morta di cotogne e limoni che hai già, ma nei girasoli il dipinto è molto più semplice.

Ti ricordi che un giorno all'Hôtel Drouot abbiamo visto un mazzo di peonie di Manet? Fiori rosa, foglie molto verdi, dipinte in uno spesso impasto e non perfezionate, come quelle di Jeannin. Stando su un semplice sfondo bianco, credo. 

Ho visto qualcosa che è stato veramente salutare.

Per quanto riguarda il tratteggio, la realizzazione di aloni o altre cose, trovo che sia una vera scoperta, ma si può già prevedere che questa tecnica non diventerà un dogma universale più di un'altra. Un'altra ragione per cui la Grande Jatte di Seurat, i paesaggi s con punteggiatura grossolana di Signac, la barca di Anquetin, col tempo diventeranno ancora più personali, ancora più originali.»

Da Vincent van Gogh Theo van Gogh, Arles, domenica 26 agosto 1888 

 

Vaso con Gladioli, 1886, Parigi, Amsterdam Van Gogh Museum    

 

 

 

 

 

  

 

Le opere che rappresentano fiori sono numerosissime nell’ultima parte dell’esistenza di Vincent, quando il pittore si accosta all’arte esuberante degli impressionisti e conduce i suoi studi sulla scomposizione dei colori, sugli effetti prodotti dall’accostamento di colori primari e di quelli secondari. Vincent osserva attentamente le opere di Seurat e di Chevreuil.

                   

 











    Vaso con papaveri, 1886, Parigi, Hartford Wadsworth Atheneum

 

"Mi feci prendere dalle letture sulle tecniche saggiate da Chevreuil, dalle scoperte dovute all’accostamento di colori in prima battuta completamente dissonanti, come il giallo e blu, ma che in effetti, grazie alla loro complementarietà, si davano forza e luminosità per la vicinanza reciproca.

Infervorato dal nuovo rinvenimento sperimentai in ogni modo i segreti del colore e giunsi a godere io stesso del significato nascosto in ogni tonalità, riuscendo a scatenarne le forze più interne fino ad allora celate all’occhio umano. Si materializzava il sogno di giungere a rendere visibile ciò che fino ad allora era inviolabile, inafferrabile. Niente era più impossibile, bastava solo scoprirne il chiavistello di apertura e un nuovo mondo sarebbe apparso all’occhio umano.

Ma fondamentalmente celavo, anche a me stesso, quale fosse il mio vero obiettivo: dischiudere l’animo al fine di farne emergere la profonda intimità, giungere a manifestarla come l’alone di una tinta che, finalmente, affiora e si mostra palese.

Così cominciai a osservarmi intorno, come un fanciullo alla scoperta della realtà, guardavo le cose da una prospettiva diversa, facendo raffronti, accostando fogli colorati alla visuale che mi si presentava per percepire la vibrazione insita in ogni pigmento e l’effetto visivo che ne scaturiva. Chiudevo gli occhi, poi solo uno, inquadravo con le mani la porzione da rappresentare e mi mettevo al lavoro alacremente. Ancora non osavo implementare sulla tela l’accostamento di colori che apparivano dissonanti, ma ne rimuginavo dentro il modo e l’effetto".

Brano tratto dal romanzo "Vincent in Love - il lavoro dell'anima.


 
                               
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