I luoghi di Vincent

Questa sezione, completamente inedita, mostra i luoghi originali dove ha vissuto Vincent van Gogh, i panorami che lo hanno ispirato, nei quali si è rispecchiato mettendo a nudo le sue sofferenze, dolori, speranze.

Attraverso il raffronto tra i siti reali e i suoi dipinti possiamo comprendere come vedeva la realtà, in quel processo di introspezione e di espressione mediante l’arte, che culminerà nella corrente dell’Espressionismo di cui è precursore.

A differenza dall’Impressionismo, che rappresenta un percorso dall'esterno verso l'interno, l'Espressionismo rivoluziona la comunicazione artistica evidenziando la propria soggettività, in un moto inverso, dall'interno all'esterno: dall'anima dell'artista direttamente nella realtà, senza mediazioni.

 

Terrazza del caffè di notte – Arles 1888

"Mio caro Bernard,

Avendo promesso di scriverti, voglio iniziare dicendoti che questa parte del mondo mi sembra bella come il Giappone per la chiarezza dell'atmosfera e gli effetti cromatici. Gli specchi d'acqua creano macchie di un bellissimo smeraldo e un blu intenso nei paesaggi, come lo vediamo nelle stampe giapponesi, tramonti color arancio pallido che fanno sembrare i campi blu - gloriosi soli gialli”. Lettera di Vincent van Gogh a Emile Bernard,  Arles  domenica 18 marzo 1888. 

Notte stellata sul Rodano - 1888

 

“E infine, uno studio del Rodano , della città sotto la luce del gas e riflesso nel fiume blu.

Con il cielo stellato sopra - con l'Orsa Maggiore - con una scintilla rosa e verde sul campo blu cobalto del cielo notturno, mentre la luce della città e i suoi aspri riflessi sono di un oro rosso e un verde sfumato di bronzo. Dipinto di notte”. 

Lettera di Vincent van Gogh a Eugène Boch, Arles martedì 2 ottobre 1888.

 
 


  Terrazza del caffè la Guinguette di Montmartre - 1886

     

“Mio caro signor Livens

Dato che sono qui a Parigi, ho pensato molto spesso a te e al lavoro. Ti ricorderai che mi piacevano i tuoi colori, le tue idee sull'arte e la letteratura e aggiungo, soprattutto, la tua personalità. Ho già pensato prima di ora che dovrei farti sapere cosa sto facendo, dove sono. Ma quello che mi ha trattenuto è che trovo che vivere a Parigi è molto più caro che ad Anversa e non sapendo quali sono le tue circostanze non oso dire - Vieni a Parigi - senza avvertirti che costa più caro di Anversa e che se si è poveri si ha da soffrire molte cose. Come puoi immaginare. Ma d'altra qui parte c'è più possibilità di vendita.

C'è anche una buona possibilità di scambiare immagini con altri artisti. In una parola, con molta energia, con una sincera sensazione personale di colore in natura direi che un artista può arrivare qui nonostante molti ostacoli. E intendo rimanere qui ancora a lungo.  C'è molto da vedere qui - ad esempio Delacroix per nominare solo un maestro.

Ad Anversa non sapevo nemmeno cosa fossero gli impressionisti, ora li ho visti  e pur non essendo uno dei club, ho ammirato molto alcuni quadri impressionisti - Degas , figura nuda - Claude Monet, paesaggio”.  Lettera di Vincent van Gogh a Horace Mann Livens, Parigi  settembre o ottobre 1886.

              

Vista di Parigi dalla stanza di Vincent in Rue Lepic - 1887




Le moulin de la Galette - 1886


 

  Vista del panorama di Parigi – 1886

 

 


Boulevard de Clichy – Parigi 1887

"Eccola la donna più bella del mondo, la più elegante e intelligente! Ferma così, è perfetta» inquadrai Agostina Segatori attraverso le mie mani aperte e subito decisi di ritrarla nella sua essenza. Stava seduta a un tavolino del Café du Tambourin con un bicchiere di birra davanti; il viso ovale e gli occhi scuri profondi erano al centro dell’immagine, le mani risaltavano sul tavolo aggraziate, ferme in attesa di un mio cenno. Con risolutezza aveva avviato la nuova attività e già riscuoteva i primi consensi, cercando di attorniarsi di artisti di ogni genere e offrendo agli avventori specialità italiane della Ciociaria di cui era originaria.

Il mio amico Émile Bernard, con il quale stava nascendo una forte intesa, in una serata di allegria mi aveva condotto da lei presentandomela come la musa ispiratrice degli artisti che dipingevano a Parigi. Di lei mi colpì la spigliatezza e l’atteggiamento gaio; riusciva a instaurare con immediatezza rapporti cordiali con tutti, togliendo ogni imbarazzo. Dimostrò subito interesse domandando di cosa mi occupassi e chiedendo di poter visionare le mie opere".

Dal romanzo “Vincent in Love” di Giovanna Strano
 

  Spiaggia di Scheveningen – 1882
 
 
“Un uomo non può sopportare a lungo il mare aperto – deve avere una piccola capanna sulla spiaggia con un fuoco nel focolare – con una moglie e dei bambini attorno a quel focolare. Vedi, Rappard , dove io stesso cerco di andare, dove cerco di spingere anche gli altri, è diventare pescatori nel mare che chiamiamo l’oceano della realtà, ma per me stesso, e per gli altri esseri umani a volte la felicità. Voglio decisamente anche quella piccola capanna. E in quella piccola capanna le cose di cui sopra. Quindi il mare e quel paradiso, o quel paradiso è il mare”.  Lettera di Vincent van Gogh a Anthon van Rappard,  Etten  23 Novembre 1881.

  Village Street in Auvers – 1890

"Mio caro Theo e Jo ,

Nell’altra lettera ho prima di tutto dimenticato di darvi l’indirizzo che per il momento è: place de la Mairie, c/o Ravoux .

Poi, quando ti scrissi, non avevo ancora fatto niente. Ora ho uno studio di vecchi tetti di paglia con un campo di piselli in fiore e un po’ di grano in primo piano, sfondo collinare. Uno studio che penso ti piacerà. E percepisco già che mi ha fatto bene andare nel sud, meglio che vedere il nord. È come supponevo, vedo le violette nel posto dove sono.

Auvers è decisamente molto bella. Tanto che penso che sarà più vantaggioso lavorare che non lavorare, nonostante tutta la sfortuna che deve essere prevista con i dipinti.

È molto colorato qui – ma che belle case di campagna borghesi ci sono; molto più carina di Ville-d’Avray  & c., secondo i miei gusti”.  Lettera di Vincent van Gogh a Theo van Gogh e Jo van Gogh-Bonger,  Auvers –sur-Oise, 21 maggio 1890.

 
 
Veduta dell’Aia con la 
Chiesa nuova  
1882
“Due cose che rimangono eternamente vere e si completano a vicenda, secondo me sono: non spegnere la tua ispirazione e il potere dell’immaginazione, non diventare schiavo del modello; e, l’altro, prendi un modello e studialo, altrimenti la tua ispirazione non assumerà la forma materiale”. Lettera di  Vincent van Gogh a Theo, L’Aia, domenica 5 novembre 1882.  
  La Chiesa di Auvers-sur-Oise 1890

Lettera di Theo a Vincent. Parigi, 16 marzo 1889

“Mio caro fratello,

apprendo che non sei ancora migliorato e questo mi causa molto dolore. Vorrei tanto che tu potessi dirmi come ti senti, perché niente è angosciante quanto l’incertezza, e se vuoi dirmi come stanno le cose, posso fare qualcosa per darti sollievo. Hai fatto così tanto per me che mi si spezza il cuore sapere che, ora che probabilmente avrò giorni di felicità con la mia cara Jo , avrai davvero pessimi giorni. Lei aveva l’illusione che, dal momento che ha deciso di vivere la mia vita il più possibile, tu saresti stato un fratello per lei come lo sei sempre stato per me. Speriamo dal profondo del nostro cuore che tu possa tornare in buona salute e che tu possa riprendere presto il tuo lavoro.

Nell’organizzare il mio nuovo appartamento vedo di nuovo i tuoi quadri con tanto piacere. Rendono le stanze così allegre, e c’è una tale nota di verità, di vera campagna in ciascuna di esse. È come hai detto qualche volta di alcuni dipinti di altri artisti, che sembrano venire direttamente dai campi”. 

 

Chiesa di Nuenen – 1884
 
Il mio viaggio alla scoperta dei luoghi di Vincent nel Brabante in Olanda

"Naturalmente, tutte le precauzioni che possiamo prendere per prevenire le piaghe da decubito sono importanti. Abbiamo fatto una specie di barella per poter cambiare le lenzuola di Ma quando necessario – anche è meglio che questo non succede per il momento. Mentire tranquillamente è la cosa principale. 
Fortunatamente l’umore di Ma è molto calmo e lieto, considerando la sua situazione difficile. E lei si diverte con le inezie. Recentemente ho dipinto la piccola chiesa con la siepe e gli alberi per lei, qualcosa del genere”. Lettera di  Vincent van Gogh a Theo van Gogh, Nuenen intorno a domenica 3 febbraio 1884  
 
 
 
Camera da letto di Vincent ad Arles (1888) e quella di Auvers-sur-Oise

Dell’edificio in cui visse Vincent ad Arles, dove all’interno vi era la stanza gialla, non resta più nulla. Dopo che vi abitò anche insieme a Gauguin fu investito dalla piena del Rodano. Negli anni successivi ebbe numerose destinazioni ma nel 1944 venne parzialmente distrutto da un bombardamento. Successivamente fu completamente abbattuto.

La stanza a destra è invece quella di Auvers-sur-Oise in cui morì Vincent il 29 luglio 1890. La camera di Vincent è la n. 5 e misura solo 7 mq;  è spoglia e negli anni successivi alla morte del pittore non è stata più occupata dopo il tragico evento. 

 

“Ah, beh, mi divertiva enormemente fare questo interno nudo. Con una semplicità alla Seurat. In tinte piatte, ma grossolanamente spazzolato in pieno impasto, le pareti pallido lilla, il pavimento in un rosso rotto e sbiadito, le sedie e il letto cromato giallo, i cuscini e il lenzuolo verde limone molto pallido, la coperta rosso sangue, il toeletta arancione, il lavabo blu, la finestra verde. Avevo desiderato esprimere il massimo riposo con tutti questi toni molto diversi, vedi, tra i quali l'unico bianco è la piccola nota data dallo specchio con una cornice nera”. Lettera di Vincent van Gogh a Gauguin, Arles, mercoledì 17 ottobre 1888 

 
 
                               
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