Dal Futurismo al Neorealismo
di Viviana Nobile
 

Noto, scenario del 900 con Vittorio Sgarbi.

La riscoperta dei talenti sommersi

 

Quale luogo migliore avrebbe potuto ospitare il critico d’arte Vittorio Sgarbi, se non le mura barocche e pregne di storia della città di Noto? Una serata divisa tra i colori e le forme suadenti di Aristide Sartorio e la dolcezza scolpita e ritrovata nelle opere di De Chirico.

Il viaggio che il maestro Sgarbi ha voluto intraprendere insieme ai numerosissimi spettatori, giunti presso il Convitto delle Arti nella serata del 30 agosto 2019, è stato intrigante e non assente di colpi di scena. Del resto, se si è intenti a trascorrere la serata in compagnia della voce di Sgarbi, non si può non aspettare qualche battuta irriverente, o frecciatina di scherno sul turbolento clima politico attuale. Eppure il pubblico lo ha acclamato di buon grado anche così, con tutte le sfaccettature bianche e nere che il genio possiede.

 

Vittorio Sgarbi, autore dell’opera “Il Novecento – Dal futurismo al neorealismo”, pubblicata nel 2018 dall’editore La nave di Teseo, ha condotto una lectio magistralis toccando i punti salienti dell’opera citata, esordendo subito con una critica (“ovviamente” direte voi!), inerente al fatto che  un’opera di straordinaria magnificenza, come quella del Fregio della camera dei deputati, sia stata sottovaluta e posta in ombra. Non viene mai menzionata, all’interno dei cataloghi d’arte moderna, ne tanto meno commentata dai critici di maggior spicco. Eppure il fregio, che sta proprio sulle teste dei nostri parlamentari, non ha nulla da invidiare ad artisti del periodo futurista più famosi come Boccioni.

 

«La fede che sostiene la sfera del destino, la giustizia che divide i contendenti, l’energia della stirpe che vince la forza bruta» così è commentata l’opera dall’accademico di Ferrara, in un tripudio di adorazione e riconoscenza verso quegli artisti che, come il Sartorio, hanno avuto scarsa fortuna e poca fama. Tutto ciò anche a causa degli esordienti, i quali invece di suscitare bellezza negli occhi di chi li ammira, cercano lo scandalo, per far si che le loro opere vengano seguite e commentate (in ottemperanza al comune detto “non importa come se ne parli, purché se ne parli”).

Tra una boutade e l’altra, Vittorio Sgarbi ha affascinato il pubblico lasciando scorrere la lectio magistralis dalla “Campagna Romana” di Balla, e il suo puntillismo, a Nino Bertoletti, con “La ragazza sulla sedia”, il cui intento è quello di restituire una integrità alla storia del personaggio.

Persino lo spettatore lontano dal palco, o seduto sul pavimento, ha assistito fino alla fine, con la massima attenzione, temendo di perdersi anche la più minima sfumatura filologica.

Vittorio Sgarbi, Giovanna Strano e Gisella Scibona con i suoi abiti Art Couture
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