Buon compleanno Dedo

12 luglio 1884 – 12 luglio 2020.
Nell’anno del centenario della morte di Amedeo Modigliani ricordiamo il giorno della sua nascita, che avviene a Livorno, in via Roma 28.
L’edificio è contrassegnato da una lapide in marmo sulla facciata che riporta la seguente iscrizione: “Qui ebbe in dono vita ingegno virtù il pittore Amedeo Modigliani. Il Municipio di Livorno nel settantacinquesimo della nascita 12 luglio 1959”.
Amedeo Modigliani è sicuramente uno degli artisti più amati nel mondo.
La sua arte è intrisa di sensibilità, per la capacità dell’artista di cogliere gli aspetti più reconditi dell’animo umano e di fissarli sulla tela, la sua maestria nel rappresentare gli uomini e le donne, ne fanno un pittore e scultore moderno.
Temperamento unico, ricercatore, innovatore, profondamente legato al tempo stesso alle sue origini italiane e sefardite.
Nel 1886 si stabilisce nella sua casa a Livorno Isaac Garsin, padre della madre Eugenia, che esercita una grande influenza sul nipote. Uomo di grande cultura letteraria e filosofica parla fluentemente l’italiano, il francese, lo spagnolo, il greco e conosce l’inglese e l’arabo, tutte connotazioni tipiche dell’ebreo sefardita cosmopolita.
Amedeo apprezza l’eccentricità del nonno e gli epici racconti sulle origini della famiglia che si fanno risalire a Baruch Spinoza, il grande filosofo ebreo sefardita di Amsterdam della seconda metà del Seicento. Dopo viaggi condotti in Italia, sente rafforzarsi una voce interiore che lo conduce verso un impegno costante e coinvolgente nella produzione artistica.
Si trasferisce quindi a Parigi, culla di fermenti culturali che segnano il futuro dell’umanità.Probabilmente Modigliani non avverte la necessità di ridiscutere la propria identità ebraica fino a quando non si trova a far parte del gruppo di artisti emigrati, soprattutto ebrei dell’Est Europa, che si ritrovarono a Montparnasse in quell’alveare di studi di artisti chiamato La Ruche. L’ambiente, moderno e tradizionale allo stesso tempo, da cui proviene, gli evita il problema di trovare un equilibrio fra acculturazione in Francia e preservazione della tradizione ebraica: il paese, la città, la famiglia sefardita e mediterranea, allo stesso tempo di lingua e cultura italiana e francese, favoriscono quella “invisibilità razziale” che non è possibile per Chagall, Soutine, Pascin, Katz e per tutti gli altri artisti ebrei arrivati a Parigi che soggiornano a Montparnasse.
Ma nonostante la forza e la tenacia contraddistinguano il suo agire, la malattia latente lo convince di avere poco da vivere e lo porta a ricercare l’affermazione della propria persona nella dimensione ultraterrena dell’immortalità che solo l’arte sublime ed eccelsa, che tocca gli animi, può dare.
Da studi approfonditi sulla biografia emerge una individualità e una storia totalmente diversa da quella presentata fino a ora dell'artista dedito all’alcol e alle droghe, mettendo in rilievo le sofferenze che l’uomo ha dovuto affrontare e la forza interiore che ha fatto emergere, indiscutibilmente, il genio.

Nel 2020 ricorre il centenario della morte di Modì occasione per ricordarne la forte personalità e fermezza d’animo, contrariamente a quanto esigenze di mercato vogliano diffondere, poichè la figura del “pittore maledetto” ha elargito enormi ricavi dalle vendite dei suo quadri, che l’onestà intellettuale non avrebbe sicuramente procurato.
Il mondo dell’arte è bellissimo, attraente, ma anche pieno di insidie e di pericoli nascosti. Modì ne è rimasto immune, ma solo perché viveva sospeso sopra le vite degli altri, non lasciandosi influenzare e turbare da nulla.
Perché lui è Modì, il Principe.

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