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Il rientro a scuola dei ragazzi italiani sarà nella scuola immaginaria!

Il comitato scientifico finalmente si esprime per la ripartenza delle attività didattiche nel prossimo anno scolastico.

La necessaria ripresa delle lezioni deve essere effettuata in un complesso equilibrio tra sicurezza, in termini di contenimento del rischio di contagio, benessere socio emotivo di studenti e lavoratori della scuola, qualità dei contesti e dei processi di apprendimento e rispetto dei diritti costituzionali all’istruzione e alla salute.

Fin qui tutto bene. Tutti contenti!

Docenti e alunni andranno a scuola felici perché vi troveranno il benessere socio emotivo e il rispetto dei diritti di istruzione e salute.

E come potrà avvenire tutto questo?

Si afferma che le indicazioni fornite non potranno che essere di carattere generale per garantire la coerenza con le misure essenziali al contenimento dell’epidemia, rappresentando primariamente un elenco di criteri guida da contestualizzare nelle specifiche realtà scolastiche. Centrale, pertanto, sarà il ruolo delle singole scuole, nel calare le indicazioni nello specifico contesto di azione, consapevoli della estrema complessità del percorso di valutazione che sono chiamati a fare in un articolato scenario di variabili (ordine di scuola, tipologia di utenti, strutture e infrastrutture disponibili, dotazione organica, caratteristiche del territorio, etc.), nella certezza che solo l'esperienza di chi vive e opera nella scuola quotidianamente con competenza e passione potrà portare alla definizione di soluzioni concrete e realizzabili.

Già questo paragrafo desta perplessità, in quanto, come al solito, sarà responsabilità del dirigente scolastico di valutare l’adattamento delle norme alla specifica realtà.

Il distanziamento fisico richiederà inevitabilmente l’adozione di misure organizzative che potranno impattare sul “modo di fare scuola” e che pertanto dovranno essere pensate e proporzionate all’età degli studenti. Sarà necessaria un’analisi attenta e capillare degli spazi disponibili e delle possibili collaborazioni con il territorio sulla base di specifici accordi, al fine di aumentare gli spazi didattici complessivi. Altresì sarà necessaria un’analisi attenta della dotazione organica finalizzata alla definizione di eventuali carenze che dovranno trovare risposte nelle misure di sistema.

Sembrerebbe che, dopo l’approvazione definitiva, quindi non prima del mese di luglio, gli enti locali e le scuole debbano avviare un piano per aumentare gli spazi didattici complessivi.

Ma se era così semplice, come mai non è stato fatto prima?

Il layout delle aule destinate alla didattica andrà rivisto con una rimodulazione dei banchi, dei posti a sedere e degli arredi scolastici, al fine di garantire il distanziamento interpersonale di almeno 1 metro, anche in considerazione dello spazio di movimento.

Ragionevole, ma non ci spiegano come faremo a lasciare metà studenti a casa.

E poi… non pensate che in ogni caso tenere 15 alunni in una stanza per cinque ore di seguito comporti ugualmente un rischio eccessivo di promiscuità? E tra di loro vi è almeno un disabile, che è esonerato dal portare la mascherina. Forse è accertato che il disabile non contagi il COVID-19? E non può neanche ammalarsi e trasmetterlo ai familiari?

“Ciascuna istituzione potrà definire, in virtù dell’autonomia scolastica, modalità di alternanza / turnazione / didattica a distanza proporzionate all’età degli alunni e al contesto educativo complessivo. In particolare, per gli ordini di scuola secondaria di I e II grado, al fine di ridurre la concentrazione di alunni negli ambienti scolastici, potranno essere in parte riproposte anche forme di didattica a distanza”.

Ecco la ciliegina, la palla rimbalza sulle scuole.

La frittata è fatta!


Data 28 maggio 2020

 Giovanna Strano

DIPARTIMENTO PROTEZIONE CIVILE. DOCUMENTO TECNICO







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