Anna Achmatova e Modì

23 giugno 1889.
La notte delle streghe nasce Anna Andreevna Achmatova, “poeta russa” come soleva definirsi lei.
Anna era una chiaroveggente che leggeva il pensiero altrui, avendo pure visioni premonitrici. Non a caso era nata il 23 giugno nella notte di San Giovanni, nel mondo slavo pagano “la notte di Ivan Kupala”, nella quale si risvegliavano le streghe e le rusalki dai corsi d’acqua della Russia, notte di magie e di incantesimi.

Il suo vero nome è Anna Andreevna Gorenko. Quando manifestò l'intenzione di pubblicare le sue prime poesie il padre, ingegnere navale, le suggerì di farlo con uno pseudonimo, per non compromettere l'onorato nome di famiglia. Anna non esitò.
Nel 1910 sposò Nikolaj Stepanovic Gumilëv, poeta di una certa notorietà che l'amava da tre anni e che per lei aveva perfino tentato il suicidio. Andarono in viaggio di nozze a Parigi  e fu qui che Anna conobbe Amedeo Modigliani.

L’incontro avvenne a La Rotonde, un locale alla moda di quegli anni densi di cultura e di effervescenza artistica. Aveva occhi chiari grigio-verdi, naso particolare, frangetta scura, portamento fiero, gambe lunghissime, un metro e ottanta di altezza. Era bella e ne era consapevoleAnna lasciò Parigi insieme al marito, ma il legame con Modì si consolidò a distanza, attraverso lo scambio di una fitta corrispondenza, fin quando l’anno dopo Anna tornò a Parigi da sola. I due ripresero il dialogo intenso interrotto, dedicandosi alla letteratura e all’arte. Trascorrevano lunghe ore sulle panchine del giardino di Lussemburgo, a leggere e a recitare a due voci i poeti francesi: Verlaine, Laforgue, Mallarmé, Baudelaire. Ricordavano le stesse poesie e i loro pensieri erano all’unisono.Anche Amedeo, come Anna, era un chiaroveggente, nonostante lo sapessero in pochi. Anna ha lasciato una testimonianza esplicita: 
«Ora capisco, che in me soprattutto lo aveva colpito la mia facoltà di indovinare i pensieri, di vedere i sogni altrui, e varie inezie, alle quali erano già abituati coloro che mi conoscevano da tempo. Ripeteva sempre: “On communique”. Spesso diceva: “Il n’y a que vous pour réaliser cela”».

Racconta Anna che una volta non trovò Amedeo nel suo studio e, poiché gli aveva portato un mazzo di rose in regalo, lanciò le rose una a una attraverso una finestra aperta al primo piano. Modigliani pensò che fosse riuscita a entrare nella stanza tanto le rose erano disposte armoniosamente sul pavimento.

 

ANNA ACHMATOVA, Non è il tuo amore che domando (1914)

Non è il tuo amore che domando.
Si trova adesso in luogo conveniente.
Stanne pur certo, lettere gelose
non scriverò alla tua fidanzata.
Però accetta dei saggi consigli:
dalle da leggere i miei versi,
dalle da custodire i miei ritratti,
sono cosí cortesi i fidanzati!
E conta piú per queste scioccherelle
assaporare a fondo una vittoria
che luminose parole d'amicizia,
e il ricordo dei primi, dolci giorni…
Ma allorché con la diletta amica
avrai vissuto spiccioli di gioia
e all'anima già sazia all'improvviso
tutto parrà un peso,
non accostarti alla mia notte trionfale.
Non ti conosco.
E in cosa potrei esserti di aiuto?
Dalla felicità io non guarisco.

La voce di questa poetessa russa per molti anni è stata soffocata da un regime repressivo che le ha fatto scontare la sua voglia di libertà intellettuale. In questo modo l’Achmatova è diventata una rappresentante di tutta l’intellettualità russa che è rimasta schiacciata dalla macchina politica di Stalin e, essendone sopravvissuta, ha potuto più di chiunque altro raccontare quello che quegli anni hanno significato per i poeti e per il popolo.

 

ULTIMO BRINDISI (1934)

Bevo a una casa distrutta,
alla mia vita sciagurata,
a solitudini vissute in due
e bevo anche a te:
all’inganno di labbra che tradirono,
al morto gelo dei tuoi occhi,
ad un mondo crudele e rozzo,
a un Dio che non ci ha salvato.

 

Home Page